“Arida
era stata la rupe fino a quando la sorgente sgorgò con la preghiera
di Bernardino”.
E’
il senso della lapide che si legge sul luogo della fonte sgorgata,
per i voti e le preghiere di frate Bernardino da Siena, dalla rupe
che sovrasta il giardino del Convento di San Francesco a Maiori,
antica cittadina della costiera amalfitana, patrimonio dell’Unesco.
Il luogo situato all’angolo della costa, percorsa dalla strada che
porta alla cittadina di Minori, è caratteristico anche per la
elevata presenza del sontuoso castello marchesale; e sembra evocare
il luogo di un racconto antico.
“La
sua praticità lo condusse diritto a San Francesco: anche senza la
visione ch'ebbe, se pure non è aggiunta leggendaria. La raccoglie a
ogni modo un suo antico biografo, raccontando il sogno: gli pareva
d'essere vicino ad una fonte fuor di città, non lontana dal convento
dei francescani; vedere un palazzo molto bello e grande, con molte
finestre, e dentro a questo un fuoco acceso che accendeva
internamente tutto il palazzo, e la fiamma usciva per tutte le
finestre, tranne che per una: se ne vedeva l' interno della camera,
questa camera e questa finestra erano le sole di tutto l'edificio che
rimanessero immuni. Ed ecco per questa finestra vede un uomo:
quest'uomo ha l'abito di San Francesco...” (in: M.
Buontempelli, San Bernardino da Siena – collana Profili, Genova
1914; p. 68).
E’
la descrizione fatta dal noto scrittore della visione ispirativa
della vocazione francescana vissuta del giovane frate Bernardino
all’inizio del ‘400.
![]() |
Sano di Pietro, Bernardino da Siena metà del XV sec. |
Fra
Bernardino, che era nato l’8 settembre del 1380 a Massa Marittima da
Nera e da Tollo degli Albizzeschi governatore senese di quella città
e che, rimasto orfano di ambedue i genitori, era stato affidato alle
cure delle zie in Siena, decisamente iniziò il cammino religioso
preparandosi nello Studio della città ed entrando a 22 anni nella
Obbedienza francescana. Portava con se l’esperienza di un forte
impegno nella solidarietà cittadina maturata insieme con un folto
gruppo di Disciplinati assistendo i malati colpiti dalla peste
che era infierita all’inizio del ‘400. Fece il suo noviziato al
Convento del Colombaio all’Amiata, in un luogo dove si vivevano la
spiritualità delle origini francescane e gli orientamenti
dell’Osservanza che in quel tempo voleva rinnovare la vita
religiosa nei Conventi.
Bernardino,
ordinato sacerdote nel 1405, si affermò come frate predicatore ricco
di dottrina e di comunicativa popolare e, partendo da Siena dove
lasciò il segno indelebile della sua predicazione nella Piazza del
Campo, fu chiamato a predicare sui pulpiti delle principali città
della Toscana e dell’Italia centro-settentrionale. Le sue prediche,
molte raccolte e sintetizzate in volgare dai suoi uditori, ed altre
da lui direttamente tradotte in latino teologicamente annotate,
rappresentano un patrimonio della letteratura religiosa italiana del
XV secolo.
![]() |
Sano di Pietro, Predica nella piazza di Siena, metà XV sec. |
![]() |
Prato, Trigramma di Cristo
appartenuto a San Bernardino |
Nei
40 anni della sua predicazione itinerante vi fu una fioritura di
conventi francescani aderenti e sorti nella spiritualità
dell’Osservanza. Bernardino si pose con la sua opera nella
scia dei grandi Santi Francescani che lo avevano preceduto nei secoli
precedenti (Francesco d’Assisi, Antonio da Padova, Bonaventura da
Bagnoregio) ed ebbe discepoli altri grandi santi del francescanesimo
del ‘400 (Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca).
Il
riferimento mistico e teologico della sua predicazione fu la pratica
della devozione al Santo Nome di Gesù, ispirata alla Sacra
Scrittura, ai Padri, a San Bernardo e alla tradizionale riflessione
francescana (Francesco, Bonaventura). Esile di corporatura viaggiava
a dorso di un asino per tutte le contrade d’Italia, e ad ogni
assemblea che si riuniva per la sua predicazione innalzava il
vessillo del trigramma del Santo Nome di Gesù (IHS). Con quel segno
esortava le folle alla fede, alla pace, alla solidarietà e alla
carità.
Nella
sua lunga esperienza di francescano e di annuncio della Parola del
Signore, Bernardino visse momenti importanti che lo resero un punto
di riferimento nell’Ordine e nella Chiesa del suo tempo.

In questa veste fu in
giro per l’Italia e per il Regno di Napoli ove favorì il sorgere
ed il consolidarsi di nuovi conventi francescani. Il suo ultimo
cammino fu per l’Umbria, il Lazio e l’Abruzzo verso l’Aquila,
dove si recava per pacificare le fazioni in lotta e dove santamente
morì il 20 Maggio del 1444. Per la sua grande fama di santità fu
canonizzato 6 anni dopo la sua morte da Nicolò V nel 1450.
![]() |
L'Aquila, basilica di San Bernardino |
Tutti i luoghi e le città d’Italia che hanno visto il suo passaggio
hanno a lui dedicato chiese ed oratori, soprattutto Siena, sua città
d’origine, e l’Aquila ove gli fu eretto una Basilica Santuario a
custodia della sua reliquia.
![]() |
Roccamonfina, Eremitaggio di San Bernardino e Fonte |
Alcuni
luoghi francescani in Campania nella loro leggenda d’origine fanno
riferimento alla fondazione o al passaggio di San Bernardino da Siena
evidenziandone l’opera instauratrice dell’Osservanza e
l’intervento miracoloso. Tra questi Il Convento della Madonna dei
Lattani a Roccamonfina, il Convento di San Francesco ad Altavilla
Silentina ed il Convento di San Francesco a Maiori in Costa d’Amalfi.
I dati cronologici legati alla loro fondazione sono coerenti con il
tempo del vicariato generale francescano di San Bernardino,
visitatore in compagnia con Giovanni da Capestrano e con San Giacomo
della Marca dei Conventi nel Regno di Napoli (1437-1444). La loro
collocazione territoriale appare conforme alla mistica visione
vocazionale del santo, narrata dagli antichi biografi, del convento
quasi eremo francescano vicino ad una fonte fuori città.
![]() |
Altavilla Silentina, Convento S. Francesco |
La
tradizione attribuisce la fondazione dell’eremitaggio francescano
di Roccamonfina direttamente a San Bernardino ivi recatosi con San
Giacomo della Marca in pellegrinaggio sul luogo ove era stata
ritrovata una statua in pietra basaltica della Madonna ed edificato
un tempietto (1430) in suo onore, accanto ad una fonte
miracolosamente sgorgata dalla roccia. Nel 1446 papa Eugenio IV
affidò definitivamente il luogo ad una comunità di frati
francescani che ivi sono ancora oggi presenti.
Ad
Altavilla Silentina il Convento e la Chiesa di San Francesco sorsero
tra il 1435 ed il 1444 (data scolpita sullo stipite marmoreo della
porta del convento), nelle vicinanze di una sorgente detta di San
Bernardino. Gli Annali Francescani riferiscono anche questa
fondazione al periodo del pontificato di papa Eugenio IV.
![]() |
Maiori, Chiesa e Convento di San Francesco |
Il
riferimento a San Bernardino da Siena per il Convento e la Chiesa di
San Francesco d’Assisi in Maiori (Sa) è interessante per l’arte
e la religiosità in Costa d’Amalfi. La storiografia locale, antica
e moderna, ha dedicato pagine importanti a questo riferimento
riconoscendogli un valore particolare.
Sicuramente
è significativa la presenza tra le opere d’arte della Chiesa di
Maiori di un tavola di Giovanni Gaeta raffigurante San Bernardino da
Siena con Sant’Antonio da Padova datata al decennio dopo la morte
del Santo (1450 – 1460).
![]() |
G.Gaeta, Sant'Antonio e San Bernardino (ca. 1460) |
E
sicuramente è significativa la funzione antropologica e religiosa
della fonte ancora esistente nel giardino del Convento, che secondo
la tradizione San Bernardino fece miracolosamente sgorgare dalla
roccia per il ristoro dei pescatori e del popolo maiorese.
![]() |
Maiori, Convento di San Francesco, Fonte di San Bernardino |
La fonte teologica e la preghiera di San Bernardino
![]() |
Siena, Palazzo Pubblico, Affresco di San Bernardino - 1463 |
Il
nome di Gesù è splendore degli evangelizzanti
"Il
Nome di Gesù è splendore degli evangelizzanti, ossia dei
predicatori, per il fatto che egli fa annunziare e udire, con
irradiante fulgore, la sua parola. Chi ha mai portato per tutta la
terra questa luce celestiale, sì grande e sì repentina della Fede,
se non il Nome di Gesù predicato? E non è, forse, con lo splendore
e con la dolcezza di questo Nome che Iddio ci ha chiamato
all'ammirabile luce sua? Non è a noi, in tal modo illuminati,
che nel lume suo vediamo la luce, non è a noi, dico, che l'apostolo
Paolo giustamente ripete: Una volta eravate tenebre, ma ora
siete luce nel Signore e come figli della luce dovete vivere?
Ma
perché questo Nome si possa manifestare in tutto il suo splendore, è
necessario predicarlo; e deve essere annunziato da labbra pure ed
erompere da un cuore santo ed eletto, com'era quello dell'apostolo
Paolo, di cui disse il Signore: Egli è un vaso eletto da me
a portare il Nome mio davanti alle genti e ai re e ai figliuoli
d'Israele. Vaso eletto, dice, ove è contenuto un soavissimo
liquore, e lo si vede, sì che induce ad acquistarlo e a berlo col
suo colore e splendore affascinante: a portare,
aggiunge, il mio Nome .
Poiché
come col fuoco si purga il terreno dalle spine e dai rovi, e si rende
fertile; e come al sorger del sole i ladri e gli assassini corrono a
nascondersi; così alla parola convincente, splendida e poderosa di
Paolo veniva distrutta l'infedeltà pagana, la falsità spariva e,
come un sole, risplendeva la verità, al modo di cera che si
discioglie al calore di un fuoco caldissimo.
Né
egli annunziava il Nome di Gesù soltanto con la parola, ma e con gli
scritti, coi costumi, con gli esempi e coi miracoli: assiduamente
lodava un tanto Nome, lo celebrava con rendimento di
grazie, lo portava davanti alle genti, e ai re e ai
figliuoli d'Israele; con i raggi sfolgoranti di quel mistico Sole
illuminava le nazioni e ovunque elevava quel grido della lettera ai
Romani: La notte è inoltrata e il giorno si avvicina;
gettiamo via, dunque, l'opera delle tenebre, rivestiamo le armi della
luce. Come in pieno giorno camminiamo onestamente. E mostrava a
tutti la lucerna ardente e risplendente di sopra il candeliere,
annunziando ovunque Gesù, e questi crocifisso.
Dimodoché
la sposa di Cristo, la Chiesa, sorretta dalla testimonianza di lui,
giubila col salmista, esclamando: O Dio, tu m'hai istruito
fin dalla mia giovinezza, e fino ad ora ho proclamato le tue
meraviglie, cioè sempre. E a ringraziarlo continuamente di ciò
c'invita ancora il Profeta, col dirci: Cantate al Signore e
benedite il suo Nome, annunziate ogni giorno la sua salvezza,
cioè Gesù Salvatore."
Dai
« Discorsi » di san
Bernardino da Siena, sacerdote (Serm. 49 de nom. Iesu:; Opera omnia
4, 505-506)